Intoccabili.org / j1897.org - Arditi - Ultras Juventus Curva SUD (Scirea) - Sito dedicato alla Juventus

Menu  Lingua

Language   Language   Language   Language

Menu  Path

Home / blog / index.php

Prossima Partita  Prossima Partita

Seria A:
Chievo - Juventus
Stadio: Bentegodi
30 August 2014, 20:45
Mancano 0 giorni 0 ore 0 minuti

Menu  Menu'

Menu  Stats Visitors today: Thu, 23 November 2017: 667
Latest visitor on 19:32:24
1073 Visitor since 01 Febbraio 2006.

Menu  Info Tuo IP: 23.20.129.162
Tuo ISP: amazonaws.com

Tuo Browser:
CCBot/2.0 (http://commoncrawl.org/faq/)

UserOnLine  UserOnline Users Viewing: 1

Quiz Juventus  Lo sapevi che...

Nell'ultima fase del secondo conflitto mondiale, tra gli anni 1943 e 1945, la societa' juventina prese il nome di 'Juve Cisitalia'. Appare possibile nella temporanea denominazione il riferimento alla Repubblica Cisalpina di fine del Settecento dettato, probabilmente, dal particolare momento storico.

Siti Amici  Siti Amici

» Drughi
» Drughi Magenta
» Drughi Roma
» Drughi Svizzera
» Viking
» Nucleo1985
» Tradizione
» Bruxellesbianconera
» Noi soli
» Oltrefrontiera
» Amici di nessuno
» OG
» 1897 Curva Scirea
» Juventus Club MEDA
» Den Haag

bottom corner

Benvenuti su intoccabili.org - ultras juventus 1897 stile di vita! imgLeft example Intoccabili.org e' nato da un gruppo di ragazzi di Cutrofiano (LE) appassionati della Juventus.
Tale sito vuol essere solo un punto di riferimento per i tifosi juventini del Salento!
Salentini e tifosi d'Italia amanti della Juve, questo e' il nostro spazio!
Questo sito e' testato con:

  • Internet Explorer
  • Firefox
  • Opera
  • Chrome
  • Safari

Il Nostro Blog!

Gigi cambia casa ma rimane a Torino: «Era la società che voleva vendermi» 
martedì, agosto 15, 2006, 06:06 PM - Buffon
Il portiere giura nuovamente fedeltà: «Mi toglierò altre soddisfazioni»
Buffon, questione d’amore
Gigi cambia casa ma rimane a Torino: «Era la società che voleva vendermi»

NOSTRO INVIATO
CAMILLO FORTE
LIVORNO. Gianluigi Buffon resta alla Juventus perché l’ha voluto lui nono­stante la società abbia pensato e pensi di cederlo: l’estate del numero uno è sta­ta bella e tormentosa ma lui, sin dal pri­mo momento in cui si è scoperto e capito che la squadra rischiava la retrocessione, ha subito detto ai dirigenti di non voler abbandonare la nave che affonda. Una scelta che ha addirittura sorpreso il suo procuratore Silvano Martina. Ai nuovi responsabili del club bianconero ha riba­dito: «Io voglio restare ma se avete in­tenzione di cedermi dovete dire ai tifosi che la scelta è vostra». Una frase stor­dente che ha inchiodato il presidente Giovanni Cobolli Gigli e i suoi più stret­ti collaboratori spalle al muro. E per tan­to tempo le due parti non si sono sentite. La cosa, indubbiamente, ha rammarica­to il giocatore. Nel frattempo la Juventus aveva cominciato a cer­care il suo sostituto. Gigi era praticamente del Mi­lan per Abbiati e venti milioni. Poi il malcon­tento della piazza per le numerose cessioni dei big ha fatto riflettere i vertici che a quel punto hanno chiamato Buffon: «Va bene, resti, ma se ar­riva una proposta inte­ressante per tutti ne ri­parliamo ». Il portiere non ha cambiato idea: «Va bene, ma dovete es­sere voi a comunicarlo alla gente». L’ennesima dimostrazione di attaccamento ai colori che ha frenato (almeno per ora) la sua cessione. Così Abbiati è passato al Tori­no e il diesse Alessio Secco ha lasciato cadere la trattativa con il il presidente Aldo Spinelli per Amelia che, anche da Livorno, confermano fosse in dirittura d’arrivo.
Gigi Buffon e la Juve, quindi. Meglio dire Gigi Buffon e la maglia, i tifosi, l’am­biente che gli ha permesso di diventare il più forte numero uno al mondo. Il Mi­lan non ha perso la speranza di acqui­starlo,
Moratti dice che non l’ha tratta­to per rispetto della Juve ma in realtà non ha voluto insistere per un giocatore che avrebbe indossato mal volentieri la divisa nerazzurra. E il più forte portiere del mondo l’altra sera a Napoli, accom­pagnato da Secco, assieme a Mauro Ca­moranesi
e Alessandro Del Piero, si è catapultato nello spogliatoio per dire ai compagni che nessuno se ne sarebbe an­dato. L’ha ricordato Giorgio Chiellini ie­ri a Tirrenia nel ritiro della Nazionale azzurra che domani a Livorno in ami­chevole affronterà la Croazia. Il terzino l’ha rivelato gonfiando il petto, orgoglio­so dei suoi amici.
Intanto in questi giorni Buffon traslo­cherà da una casa in affitto ad una che ha comprato. A Torino si trova bene, agli amici più intimi ha confidato che in bian­conero si toglierà altre soddisfazioni. Na­turalmente spera che per motivi di bi­lancio il presidente Giovanni Cobolli Gi­gli non ceda alle pressioni del Milan per­ché Adriano Galliani non è intenziona­to a mollare (Carlo Ancelotti vuole a tutti i costi il portiere della Juventus) e in corso Galileo Ferraris sono sensibili ai milioni di euro. Il nuovo vertice ha già stabilito un record: in pochi giorni ha in­cassato quasi novanta milioni grazie al­le partenze degli assi che hanno fatto grande la Juventus e, come se non ba­stasse, sono riusciti a rafforzare l’Inter con le cessioni di Patrick Vieira e Zlatan
Ibrahimovic. E magari quest’anno Roberto
Mancini, grazie al con­tributo tecnico che è ar­rivato da Torino, conqui­sterà lo scudetto, stavol­ta sul campo. I tifosi bianconeri si potranno consolare: l’eventuale ti­tolo sarà un po’ anche lo­ro. Adesso la paura di quattordici milioni di af­fezionati bianconeri è che la coppia Giovanni Cobolli Gigli-Jean Clau­de
Blanc non decida di rinforzare il Milan con il portiere iridato.
Gigi Buffon resterà ma i sostenitori de­vono sapere che se, per un qualsiasi mo­tivo verrà ceduto, la colpa non sarà sua: lui è stato sin troppo chiaro, non ha mai pensato minimamente di lasciare la Ju­ventus. Si è spinto a dire che «la serie B non spaventa e il purgatorio durerà ap­pena una stagione». Un atto di fede non dovuto ma sentito e per questo ancora più bello. Che gli fa onore. Che ha ridato fiducia a tutti dopo che i dirigenti hanno spolpato il gruppo storico e gli avvocati trattato la retrocessione tra i cadetti: un errore che adesso stanno cercando di ri­mediare con i ricorsi più disperati. Per fortuna Didier Deschamps è riuscito a confezionare una squadra d’assalto. Me­rito suo e del direttore sportivo Alessio Secco che lo ha riporta a Torino forman­do un gruppo di lavoro con professionisti juventini: Corradini, Rampullae Pin­tus
appartengono alla vecchia guardia, quella abituata a vincere sul campo. Con Gigi Buffon, poi, sarà più facile.
31 commenti ( 457 visite )   |  permalink   |   ( 3 / 1021 )

Del Piero a fianco dei tifosi 
lunedì, agosto 14, 2006, 08:45 PM - Del Piero
Le preoccupazioni della piazza non lasciano insensibile l’asso più rappresentativo
Del Piero a fianco dei tifosi
Al ritorno dalle vacanze il capitano ha chiesto alla Juve garanzie sulla squadra
Ieri mattina Alex ha parlato a lungo con una delegazione di sostenitori bianconeri e li ha rassicurati: «Cobolli è entusiasta, abbiate fiducia»

NICCOLO’ MELLO
IN UN’EPOCA che ha decretato il tramonto dei giocatori simbolo, delle bandiere, Alessandro Del Piero è rimasta l’eccezione che conferma la regola. Con tutta pro­babilità, non passerà alla storia co­me il più grande giocatore ad aver vestito la maglia bianconera, ma di sicuro verrà celebrato come uno dei simboli più evidenti e ricono­scibili della juventinità. Accanto a
Boniperti, Scirea e pochi altri. Miglior marcatore di sempre nella storia del club, tredici stagioni sot­to la Mole vissute sempre da pro­tagonista, fin da quando poco più che ragazzino abbandonò il natìo Veneto e si trasferì nell’austero Piemonte. Leader per vocazione, vincente per mentalità, capitano per stellette e carisma. E mito. Mi­to per i tifosi, a maggior ragione adesso che ha scelto di sposare il nuovo corso societario e che ha ac­cettato l’avventura della serie B senza ripensamenti né rimpianti.
Una scelta fatta subito dopo il trionfo mondiale con l’Italia, quan­do aveva incontrato i nuovi vertici della Juventus e chiesto precise garanzie tecniche. La società ri­spose che avrebbe cercato di trat­tenere quanti più giocatori possi­bile e che la serie B sarebbe stata soltanto una tappa di passaggio. La prima ipotesi non si è verifica­ta, dato che molti campioni se ne sono andati, attratti dalla prospet­tiva di rimanere a lottare per scu­detti e coppe. A partire da quel Fa­bio
Capello da Alex ( e dai tifosi) mai troppo amato e sempre troppo sopportato. Altri però, come Ned­ved
e Buffon, hanno scelto di se­guire la strada tracciata dal capi­tano. Un’idea che ha preso ulterio­re corpo nei giorni scorsi, quando Del Piero ha chiamato a raccolta, oltre all’attaccante ceco e al por­tierone azzurro, anche Camora­nesi, Trezeguet e Zebina: tutti insieme hanno deciso di sottoscri­vere un patto d’onore, con l’obietti­vo di rimanere alla Juventus e con­tribuire all’immediata rinascita. Il progetto ha avuto il benefico effet­to di rilanciare il morale dei tifosi, che erano rimasti particolarmente scottati dalla dipartita di tanti fuoriclasse, e in modo particolare di Zlatan Ibrahimovic verso i ne­mici giurati dell’Inter, dopo che i dirigenti e l’allenatore Descham­ps
avevano dato ampie garanzie sulla permanenza dell’asso svede­se.
A rinvigorire in modo definitivo le speranze del popolo bianconero, ci ha pensato però ancora lui, Del Piero. Ieri mattina una delegazio­ne di tifosi si è recata dal capitano e, dopo un lungo colloquio, Alex ha confermato che l’entusiasmo della società, dal presidente Giovanni
Cobolli Gigli al ds Alessio Secco,
è sempre rimasto lo stesso dei pri­mi giorni dell’insediamento. E così anche la volontà di costruire una formazione altamente competitiva, in grado di recuperare i punti di penalizzazione e lottare fin dal prossimo campionato per la risali­ta nella massima serie. L’unica ca­tegoria in cui la Juve - secondo i 14 milioni di fan sparsi in tutta Italia - merita di stare. Non solo per una questione di blasone e fascino, ma anche di giustizia, se è vero che molti di loro continuano a chiede­re da settimane alla società di con­tinuare nella battaglia dei ricorsi fino a quando la squadra non verrà riammessa subito in A, senza pas­sare dal campo. Ma in qualunque caso, il popolo bianconero ha capi­to che con Alex al comando posso­no dormire sonni tranquilli. Il ca­pitano - per il quale si profila una carica dirigenziale al termine del­la carriera - non ha abbandonato il
Titanic che affondava, ed è pronto a guidare la riscossa. Alessandro Del Piero, 31 anni, con alcuni tifosi nello scorso campionato: il capitano ha scelto di restare anche in B
commenta   |  permalink   |   ( 3 / 1038 )

Del Piero, l'orgoglio Juve 
lunedì, agosto 14, 2006, 08:43 PM - Del Piero
Del Piero, l'orgoglio Juve
Il capitano bianconero: "Lo scudetto degli onesti? Mi sento offeso. Il titolo non me lo toglieranno dal cuore e dai muscoli. Rispetto chi è partito, ma ritroveremo presto la gloria"

MILANO, 10 agosto 2006 - "Achille" Del Piero è tornato, abbronzatissimo. E’ sbarcato ieri dagli Stati Uniti. "Con una serenità disarmante" - assicura - pronto a restituire alla Juve gloria e orgoglio, convinto che l’Inter abbia sul petto uno scudetto altrui.

"Agamennone" Capello se l’è data a gambe al primo scricchiolio della nave, altri l’hanno seguito, Ibrahimovic è appena sbarcato, Ale, il capitano, resta; al penultimo anno di contratto, quello più utile alle fughe. Non sono i tribunali a determinare i veri cambiamenti, ma le scelte degli uomini: Del Piero, che ha conquistato il mondo, si rimpicciolisce in B per amore; Achille diventa Orfeo che scende negli inferi per riportare su Euridice, anche se ancora non si spiega perché abbiano sprofondato così tanto la sua amata. Il presidente Cobolli Gigli spera nel ripescaggio. Comunque vada, il popolo juventino ha già una certezza: sarà guidata da Alessandro Del Piero, un capitano, un uomo di serie A.

Del Piero, quanto è stato difficile decidere?
Nella mia testa non era tutto ben chiaro, anche se la volontà di continuare era forte e l’ho dimostrato un anno fa, restando anche se avevo opinioni diverse dall’allenatore. Ascoltai il cuore. A Mondiale vinto, dopo i fatti degli ultimi tre mesi, ho capito che la Juve, come ha detto Nedved, ha bisogno di giocatori importanti, rappresentativi, per risalire. Lo meritano la famiglia Agnelli che mi ha sempre voluto bene, la tradizione della società, i tifosi che mi amano e i nuovi dirigenti, che sono diversi, e mi hanno fatto subito sentire al centro di un progetto importante. Dovevo restare".

Senza Calciopoli, Del Piero poteva andarsene?
"Assolutamente sì. Ho sempre vissuto il calcio con passione, amore, entusiasmo. Quando ho potuto realizzare queste condizioni alla Juve e ho sentito fiducia, non ho mai pensato di andar via. Gli ultimi due anni per me sono stati difficili. Dai primi contatti con la nuova dirigenza ho intuito però che posso tornare a giocare il calcio per come lo amo".

Tanti sono partiti, Tardelli dice: "Non chiamateli traditori".
"Rispetto le loro scelte. Capisco chi vuole inseguire una Champions che non ha mai vinto. O anche uno scudetto, visto che a Cannavaro e Zambrotta hanno tolto gli ultimi due... E’ vero, io ho vinto tutto. Ma non creda che sia facile rinunciare a una lotta scudetto o alla vetrina di Champions. Ci tengo ancora parecchio. La mia è stata una scelta pesante, difficile. Molto".

Forse, da capitano, fa ancora in tempo a trattenere qualcuno: Trezeguet...
"Non è il mio lavoro, non voglio interferire con la società. E poi non sono informatissimo, sono rimasto una settimana su un’isola senza telefono: splendido... Posso solo avere speranza: abbiamo bisogno di giocatori forti per ricostruire. Ma la rosa è ottima. Sono contento che rimangano Buffon e Nedved. Io non parto con amarezza. Il Mondiale mi ha lasciato una serenità disarmante, ha chiuso un cerchio, è stato il lieto fine del mio colossal, ma ora ne giro un altro. I tifosi devono avere la mia serenità e la mia fiducia".

Ricorda come la osannarono a Bari, all’ultima giornata del campionato scorso, quando si festeggiò lo scudetto poi revocato?
"Un ricordo magnifico, per tutto il secondo tempo cantarono il mio nome, esultarono quando entrai e non a caso feci gol. Hanno capito il mio attaccamento alla maglia, di cui vado orgoglioso, sanno che ho sempre dato tutto anche quando non la beccavo mai..."

Quello scudetto ora è sulle maglie dell’Inter. Cannavaro ha detto che lo considera roba sua.
"Giusto. Perché ce lo siamo meritati sul campo senza episodi scuri, tipo quel presunto rigore su Ronaldo. Sono stanco di sentir parlare dello scudetto degli onesti, sono giudizi che offendono noi giocatori che ci siamo fatti un mazzo così. Comunque al di là degli almanacchi, non li toglieranno mai dai miei muscoli e dal mio cuore".

Vederlo sul petto di Vieira, è una beffa?
"No, mi fa simpatia. Patrick, campione d’Europa e del mondo, capitano dell’Arsenal, si presentò da noi con grande umiltà".

Lei è partito col Milan quasi in B e lo ritrova in Champions.
"Ripeto: non sono aggiornatissimo. Quando avrò letto e ascoltato bene, giudicherò. Ora parlo come se fossi al bar e mi chiedo: perché tanta differenza tra prima e seconda sentenza? Perché c’è uniformità solo per la Juve, che ha avuto uno sconticino mentre per squadre come Lazio e Fiorentina c’è un netto cambiamento di valutazione? Passare dalla A alla B non è come passare da 30 a 17 punti di penalizzazione".

Il presidente Cobolli Gigli spera ancora nel ripescaggio in A.
"Anche nel processo per doping cambiarono le verità nei nostri confronti. Allora dissi: "Ho fiducia nella giustizia", lo ribadisco. Ma vedo difformità di giudizio che per ora non mi spiego".

Ha già parlato con Deschamps?
"Sì. Era un ottimo compagno, sarà un ottimo allenatore: le persone non cambiano. Al Monaco ha fatto cose importanti".

Tudor ha detto: "Con Capello c’era clima di terrore, ora in allenamento si può anche sorridere".
"Ha ragione, l’allegria e l’entusiasmo aiutano a lavorare. Con equilibrio: non si possono raccontare sempre le barzellette né ssere sempre seri. E non ci si può comportare con un giocatore di 30 anni come con quello di 18".

Altro da aggiungere su Capello?
"No. Per lui parla la sua storia".

Per chi tiferà in Barcellona-Real Madrid?
"Per i 4 ex juventini in campo".

Restare alla Juve vuol dire anche restare con Pessotto.
"Non voglio passare per santo. Se sono andato a trovarlo di nascosto è perché me lo sentivo. Sarà bello lavorare con lui".

Con Pessotto in serie A.
"Prima. A metà stagione Gianluca sarà già con noi".

Se lo ricorda il suo unico gol in serie B?
Padova-Ternana 5-0, io segno il quarto".

Giusto: 22-11-92, segnò anche il suo amico Di Livio, che scese in C con la Fiorentina per amore di maglia. Come lei.
"Angelo viveva il calcio col cuore, come piace a me. Un esempio".

Totti sta decidendo se lasciare la Nazionale.
"Io non ci penso minimamente. La Nazionale mi ha dato una gioia immensa e mi ha sempre fatto giocare. Finché mi chiamano, vado. Il prossimo Europeo è un mio obiettivo".

Ha sentito Moggi?
"No. Ma l’ho visto sollevato di spirito. E umanamente mi fa piacere, prima era proprio a terra".

Moggi ha detto di aver chiamato molti campioni del mondo, non è strano che non abbia telefonato al capitano della Juve?
"Non serve una telefonata per confermarmi la sua stima".

Del Piero, e un figlio?
"Per ora nessuna novità".

A gennaio lei ci diceva: "So già l’anno in cui smetterò, ma prima devono realizzarsi un paio di cose".
"Una si è realizzata. Ma questi tre mesi hanno cambiato le cose. Quell’anno può spostarsi, non so se prima o dopo, non so dove. Deciderà la testa".
Ultimo messaggio agli juventini in spiaggia?
"Sono tornato sereno, ma non appagato. Ho tanta voglia di combattere. Serve fiducia, amore per la bandiera. Con l’appoggio della Famiglia e la nuova dirigenza ritroveremo presto l’orgoglio e la gloria".
commenta   |  permalink   |   ( 3 / 993 )

Lettera di Alex 
lunedì, agosto 14, 2006, 08:40 PM - Del Piero
Ciao amici,

proprio in questi giorni, come ogni anno, ho ripercorso con la mente tutta la stagione, che si è conclusa con la vittoria del nostro 29° scudetto, il mio 7° in maglia bianconera. Sono tantissimi i momenti che ci legano profondamente e che ho impressi nella mente e nel cuore. Vorrei partire dall’ultimo, da quel boato che mi ha accolto allo stadio di Bari, dove siete accorsi da tutta Italia, l’ennesima dimostrazione dell’affetto che ho ricevuto nei miei 13 anni qui con voi. Tredici anni, ma in realtà molti di più. Ho provato a ripensare a quando ero bambino, alla prima volta che mi hanno regalato una maglietta della Juventus. L’ho indossata e ho provato un’emozione che nel corso degli anni si è trasformata in orgoglio, senso di appartenenza, quegli stessi sentimenti che sono radicati nei tifosi veri, che si sentono parte di una grande famiglia, di una realtà caratterizzata da una tradizione leggendaria. E’ emozionante rileggere la nostra storia, dal 1 novembre 1897, dai ragazzi che seduti su una panchina decisero di fondare una squadra di calcio poi adottata dalla famiglia Agnelli, che non l’ha mai abbandonata e continua, generazione dopo generazione, a prendersene cura con grande passione. La stessa passione che accomuna tutti noi. Ricordo ancora quando arrivai qui, nel 1993, quando incontrai per la prima volta l’Avvocato Agnelli, una presenza constante, come fu poi quella del Dottor Umberto. Ricordo i primi gol, le prime vittorie, il vostro affetto che è aumentato con il passare del tempo: siamo cresciuti assieme, abbiamo gioito tanto, a volte abbiamo sofferto, ma è proprio condividere momenti importanti di vita, belli e meno belli, che fortifica l’affetto che ci lega. Io amo questa maglia, l’ho detto e lo ripeto, e tutto quello che rappresenta, per me, per voi... Abbiamo festeggiato il mio record di gol e non è una statistica che mi rende così felice, ma quello che essa rappresenta: vuol dire essere entrato nella storia della Juventus, aver scritto pagine di vita di questa realtà della quale sognavo fin da bambino di poter far parte. Sono orgoglioso di essere juventino, di essere una “bandiera”, come mi definite spesso, ma in realtà io sono solo una piccola parte di una grande bandiera bianconera, che cresce col passare degli anni e se ognuno di voi guarda con attenzione ci trova scritto anche il proprio nome... Perché questa bandiera continui a crescere c’è bisogno di tutti noi: restiamo uniti!

Il vostro capitano
Alessandro Del Piero
commenta   |  permalink   |   ( 3 / 1012 )

INTER NEL MIRINO 
domenica, luglio 30, 2006, 03:49 PM - Anti Inter
INTER NEL MIRINO
«Pensate al titolo del 1910»
«Sono un tifoso nerazzurro, ma reputo la sentenza un golpe contro una squadra che in questi anni ha dominato»

VOGLIAMO dire come ha vinto il primo scudetto l’Inter nel 1910? La Pro Vercelli, avversaria in fi­nale, aveva giocatori impegnati nella nazionale militare, chiese all’Inter di posticipare l’incontro ma i nerazzurri rifiutarono. La Pro Vercelli per protesta schierò una squadra di ragazzi. Risulta­to: Inter- Pro Vercelli 10- 3. Questa è la storia degli scudetti neraz­zurri: dal primo contro i bambini di Vercelli all’ultimo a tavolino.
Eugenio Mazzotti
Sono un tifoso dell’Inter e allo slogan della campagna abbona­menti “ Io sono interista” rispon­do: “ Io non sono più interista”. Fossi un calciatore, mi vergogne­rei di applicare lo scudetto trico­lore sulle maglie, senza giocare. La verità è che c’è stato un golpe nei confronti di una squadra che per anni ha fatto vedere come si giocava a calcio.
Alfio Moretti, Bari
3 commenti ( 114 visite )   |  permalink   |   ( 3 / 1052 )


Altre notizie

Questo sito non e' in alcun modo collegato alla Juventus F.C.. Mandami un e-mail.

bottom corner